Bonet, bunet o bônet?

Ragazzi oggi vi propongo una fighissima ricetta francese, si chiama Tart taten!

ecco, se io esordissi così, un giorno o l’altro, voi mi direste: scusa ma, se proprio vuoi proporre un piatto tradizionale, almeno scrivi il nome giusto, e non come si pronuncia! :-D

Eeeeeesatto! e dunque, anche se ci sono in giro dei sedicenti chef che scrivono indisturbati Rockfort, a me disturba tantissimo non chiamare le cose col loro nome. E da buona piemontese, oltre che amante delle tradizioni culinarie e della cucina in genere, soffro terribilmente quando leggo “bunet” che non è il nome del dolce, ma è solo esattamente come si pronuncia.  Come già dicevoa proposito del Rockfort (Gaia ti ricordi che risate?^^) è vero che non si pretende che tutti sappiano le lingue,e tanto meno i dialetti, però io da chi si propone come esperto di ( o anche solo amante di)  cucina, mi aspetto che il nome del piatto che propone lo sappia scrivere. Non c’entra nulla, ma mi viene in mente un negozio di abbigliamento che in vetrina scriveva: all’interno “taiòr” di tutte le taglie. A ognuno il suo, ecco ^_^

Quindi, se si parla di bonet piemontese… bonet, semplicemente… senza accenti e senza u… (c’è anche chi, per scriverlo con la u, scrive bounet… è vero che non è dolce leggerino, ma così resta sullo stomaco più in fretta!^^) . Il nome è quello per via della forma, a cappello, in piemontese bonet, sia perché ricordava un cappello da cucina, o lo stampo utilizzato per farlo, chiamato “bonet ‘d cusin-a”,sia perché come dolce fa …da cappello al pasto, cioè lo chiude…e lo chiude in bellezza! E per farlo anche se ormai sono inflazionati le monoporzione o gli stampi da plum cake, in realtà occorre lo stampo in rame o alluminio fatto a ciambella, per dare la tipica forma a cappello con la tesa, una volta sformato nel piatto.

Gli ingredienti di questo dolce sono abbastanza semplici… latte, uova, zucchero, cacao, e gli immancabili amaretti… e il procedimento è quello tipico del crème caramel, con la cottura a bagno maria… nome a parte, ci sono millanta versioni, perché come per ogni ricetta tradizionale, ogni famiglia ha elaborato la sua. Questa appartiene alla mia da qualche decennio…

Bonet piemontese

Per 8 persone:

6 uova,

200 ml di panna

400 ml di latte

150 gr di zucchero vanigliato

+ 100 gr circa di zucchero per caramellare lo stampo,

100 gr di fondente oppure 6 cucchiai rasi di cacao

due cucchiai di rum

80 g di amaretti sbriciolati

Per prima cosa si caramella lo stampo e si lascia raffreddare.

Si mescolano il latte e la panna e vi si unisce, a fuoco basso, la cioccolata fatta precedentemente sciogliere a bagnomaria, oppure vi si stempera il cacao nel caso vogliate utilizzare quest’ultimo.

Si sbattono le uova con lo zucchero, non troppo per evitare la formazione di antiestetiche bolle, si uniscono gli amaretti sbriciolati, il latte e la panna col cioccolato  oppure il cacao e infine il rum.

si versa il composto nello stampo caramellato e si inforna a 180, a bagnomaria, per 50 minuti. Prima di sformarlo è meglio farlo raffreddare almeno un paio d’ore.

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37 thoughts on “Bonet, bunet o bônet?

  1. e…qui svengo… aevo comperato gli amaretti per farlo, ma… gli amaretti sono spariti.. vabbè… ha un’aspetto splendido! e mi piace in versione maxi da condividere in allegria! baci Ely

  2. Ne avevo sentito parlare ma a onor del vero proprio non sapevo come si facesse, ti è venuto stupendo, che invitante ‘lucentezza’! Senti maaaaa.. a me gli amaretti proprio non piacciono, posso usare biscotti secchi normali?? e lo sò che poi ‘non è la stessa cosa’ però dai una piccola digressione.. ;) A presto ciao Kris

  3. io questo dolce lo adoro!!!!
    non lo posso fare a casa perchè non piacciono gli amaretti (sti familiari incompetenti..tze!!)… ma quando mi capita di passare in qualche ristorante piemontese… non me lo faccio certo scappare!!!!
    il tuo è favoloso!!!
    approfitto per farti gli auguri (quasi in ritardo, direi) di buon anno!!!
    ciaooo

  4. ossignur, tutti svenuti!
    almeno prima mangiatene un pezzo, poi non svenite di sicuro, ha le calorie giuste per tenere in piedi tutti :-)

    grazie…:-)

    @Kristina, diciamo che gli amaretti danno un sapore inconfondibile….togliendo quelli, ecco…cambia parecchio… però so che qualcuno fa metà amaretti e metà savoiardi… tenendo conto che i savoiardi si inzuppano e si ammollano molto di più rispetto all’amaretto, non li userei al 100%, cercherei un biscotto friabile non troppo “inzupposo”, perché le bricioline di amaretto danno una ruvidezza particolare al dolce, proprio perché non si sciolgono del tutto durante la cottura :-) spero di essermi spiegata….^^

  5. evvai quindi quando l’ho fatto ho scritto bene, già è un passo avanti!
    Pero’ mi ricordo bene che quando ho versato il caramello bollente negli stampini di alluminio, non ho pensato a quale temperatura li avrebbe fatti arrivare e…baldanzosamente ho preso gli stampini per farlo distribuire meglio e mi sono ustionata. Cmq mi piace tantissimo, anche nella versione “2009” che ho mangiato da Magorabin e che ho provato a rifare (mai come l’originale ovviamente, una favola!).
    La prossima volta provo con questa ricetta tua, tu preferisci cioccolato fondente o cacao? Mi sa che io ho usato il cacao..
    Un abbraccio!

    • il caramello è una brutta bestia, io ho una cicatrice su un dito di una volta che arrivò fino all’osso… il guaio è che non riesci a staccartelo subito… raggiunge delel temperature folli e anche i recipienti ovviamente si surriscaldano…
      la versione 2009 è affascinante, ma chiamarla bonet è un po’ fuorviante, se uno ha una certa idea del bonet e si trova quel dolce lì, beh ecco… può farlo perché è lui, però se me lo servisse senza avvisarmi prima io lo manderei indietro specificando: ho chiesto un bonet, grazie… :-)

  6. ma come faccio a mettermi a dieta – passaggio obbligato dopo le feste! – se ogni volta che passo da te mi dico, questo lo devo fare! questo lo devo provare! questo non posso perdermelo!!!
    Aspetto il prossimo!!!
    Un saluto
    Kemi

  7. mi hai fatto morire norma! la tart taten è troppo bella!

    e comunque il bonet io lo adoro, me lo fa sempre la mia amica federica quando andiamo da lei. non che sia piemontese, anzi, è di origini calabresi, ma a volte ci sono queste alchimie nella cucina italiana, che in una famiglia è entrata per oscure ragioni una ricetta di un’altra regione ed è diventata tradizionale.
    a dire il vero è tanto che non me lo fa, perché di amaretti riconosciuti senza glutine ufficialmente, malgrado la ricetta non preveda la farina, non ne esistono. e così o mi faccio gli amaretti da sola o resto senza bonet.

    una voglia a vedere il tuo, che è proprio perfetto…

    sempre bravissima!

  8. eh no, senza amaretti proprio non si deve!
    alla faccia delle diete post- festività, però..
    beh ma in fondo siamo già nella seconda settimana dell’anno,dunque..

    divertentissima disquisizione su pronuncia e scrittura, ma sai in quanti campi potremmo allargare il discorso???????????? ;)

  9. ebbene sì, non sono un’amante dei dolci al cioccolato, di solito. proprio per questo il bonet mi piace tantissimo, perché gli amaretti gli danno quel tono, stemperante, meraviglioso. questo ha un’aria superlativa. e sono sicura che lo era anche il sapore. complimenti…! :-)

  10. Vero… anche io ho letto obbrobri in giro…
    Chissà, magari ne ho scritti anche… mah!
    Il bello del cucchiaino che affonda nel bonet è che non gli frega nulla della grammatica, come nemmeno alle papille.
    Personalmente credo di aver sempre scritto Bunet (per fare intendere la simil-pronuncia) pure sapendo che si scrivesse con la O. Mi sa che severa come sei non me ne dai nemmeno una fettina… :P

  11. Pingback: Bonet bianco piemontese « Il Blog di Norma Carpignano

  12. Spettacolare qs bonet, io lo preparo spesso. E’ un dolce che faceva mia nonna, perciò uno di quei dolci di famiglia, che ci tramandiamo.
    La tua ricetta è molto invitante, in più ha anche la panna… mi immagino la consistenza!
    Volevo chiederti una cosa, visto che sei un’esperta della cucina piemontese: mia nonna gli albumi li montava a neve e li univa alla fine al composto. Secondo te è un’invenzione della mia nonnina o c’è qualche ricetta tradizionale fatta così? E’ da tanto che faccio ricerche, perchè sono proprio curiosa.. Magari tu mi sai dare una mano.
    Grazie..
    Ciao

  13. Non credo sia una suoa invenzione, ho trovato diverse versioni che prevendono l’albume montato, credo dia una sensazione di leggerezza maggiore. Dico sensazione perché comunque rimane un dolce sostanzioso! ^^ A me l’idea dell’albume montato ha sempre fatto temere poi uno sgonfiamento dopo la cottura con conseguenti rischi estetici, però perché no? Non esiste una versione unica originale e “sacra” del bonet, esistono le versioni “originali” tradizionali, cioè che corrispondono a una serie di caratteristiche ascrivibili a una certa zona in un certo periodo :-)

  14. Pingback: Bonet al caffè: variazioni piemontesi « Il Blog di Norma Carpignano

  15. Pingback: DOLCI, CONSERVE E BEVANDE | Il Blog di Norma Carpignano

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