Allora… negli ultimi giorni mi è capitato di notare, come già scrivevo a commento nel blog di un’amica, come la totale mancanza di rispetto per le “radici” (e forse pure la mancanza di una solida base educativa che contempli anche la tradizione famigliare intesa come trasmissione di un pezzo di storia personale) porta poi a comportamenti vuoti o al massimo pieni di insolenza [auto-cit]… Ciò è dovuto probabilmente a una interruzione di “trasmissione” da parte delle generazioni di mezzo, cioè quelle che del dopoguerra hanno assorbito solo il benessere della ripresa, la “modernità” e la rivoluzione economica, pensando che tutto il passato, con tutto il male che conteneva, poteva essere gettato alle ortiche (uh! le ortiche! ^^) e dunque trasmettendo ai propri figli il valore dell’arrampicata sociale più di quella intellettuale e anche in questi casi il valore del risultato intellettuale (inteso come titolo di studio, che per me il valore intellettuale è ancora altra roba) è un arricchimento da ostentare ma che nulla aggiunge a una esistente…o mancante, ricchezza interiore. I risultati si vedono.
Urge un recupero della saggezza popolare, che possa insegnare a molti un po’ di valori, un po’ di umiltà e di “saper vivere” quotidiano, che se è pur vero che viviamo in tempi bestiali, comportarsi da bestie non sempre porta a buoni risultati… c’è tutto da perdere, e dunque usiamo perdere come “parola chiave” per la nostra mini-ricerca.
Il dialetto della tradizione piemontese, come sempre, ci viene in aiuto.
Iniziamo con qualcosa di attualissimo (qui sul web):
Chi ch’a l’ha tròpa prosopopea, a perd la còrda e fin-a la fèja
Chi pecca di presunzione perde la corda e pure la pecora
Potrebbe essere considerata versione popolare del “chi troppo vuole nulla stringe”? ^^
e sempre con questo significato troviamo il modo di dire:
perde fin-a la stra a andé a cà... perdere persino la strada di casa, e ancora:
për un ciov as perd un fer, për un fer un caval, per un chiodo si perde un ferro, per un ferro (si perde) un cavallo. A volte per attaccarsi a una piccola cosa, si perdere tutto… già..^^
E comunque gli anziani nonni ci hanno trasmesso anche il valore della lotta: ma non quella contro i mulini a vento! quella per la giustizia! (ed essendo passato da poco il 25 aprile, ricordiamocelo!)
Sovens as perd për pigrissia lòn ch’as guadagna con giustissia : spesso si perde per pigrizia ciò che si è guadagnato secondo giustizia. Quindi vale sempre la pena combattere per ciò che si ha, quando si è nel giusto, altrimenti si perde tutto e poi c’è poco da lamentarsi.
Certo, parliamo di proverbi, parliamo di saggezza e buoni consigli, ma
se uno a l’ha perdù la bòcia (ha perso il ben dell’intelletto), a dargli buoni consigli
a lavé la testa a l’aso, as perd l’eva ëdcò ‘l savon questo è facile, è così anche in italiano: a lavar la testa all’asino si perde l’acqua e anche il sapone! e c’è anche un altro proverbio, quasi con lo stesso significato ma con una sfumatura un po’ diversa…:
sopaté le nos e gavé la fiòca a l’é temp pers scuotere le noci e la neve è tempo perso: le noci alla fine cascano da sole e la neve si scioglie… basta aspettare, insomma!^^
Infine, per chi non vuole perdere, il vecchio saggio piemontese ha un consiglio:
Chi ch’a veul nen perde, ch’a gieuga nen! chi non vuol perder, che non giochi!
E a chi non ascolta i consigli, non resta che dire: chi ch’a perd ch’as grata (chi perde si gratti)!


























