Galuparìe · Vegetariano

Fin che ‘l fi… (tatin di fichi)

No, non sto scrivendo in thailandese 🙂 E’ solo un altro proverbio piemontese

Fin che ìl fi a l’é nen vestì, dëspeujte nen gnanca ti, finché il fico non è vestito (con le foglie) non spogliarti neanche tu…

E siccome oltre alle foglie iniziano ad esserci anche i frutti… l’estate è arrivata… va beh, proviamoci, su… caldo fa caldo, anche se nuvole e afa son qui che incombono… la pressione scende, e ci si ritrova spataflanati come una tatin.

Ed è così che mi son dedicata un dolce! ^_^ (e tirata un po’ su la pressione…)

Tarte tatin (morbida)  di fichi

Un chilo circa di fichi non troppo maturi

60 g di burro

120 di zucchero

per la pasta:

150 g di farina

80 di burro morbido

80 di zucchero di canna

un uovo e un tuorlo

mezza bustina di lievito

fondere burro e zucchero in una teglia, far caramellare leggermente, disporvi i fichi tagliati a metà (nel centro li ho messi a quarti) e cuocerli qualche minuto faendo evaporare un po’ di liquidi.

Impastare la frolla morbida e disporla sui fichi. Infornare a 180° per mezzora circa. Lasciare raffreddare almeno venti minuti prima di rovesciare la tatin su un piatto. Servire tiepida.

la masca vi consiglia anche:

crostata morbida alle pere con amaretti

tatin di cipolle di Tropea

flognarde di mele

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9 thoughts on “Fin che ‘l fi… (tatin di fichi)

  1. A memoria, mi viene in mente un’altra pianta che, in piemontese, ha il nome formato da due sole lettere. Per combinazione è… il fico al rovescio: “if”, e indica il tasso.
    siccome noi siamo un po’ parenti con i francesi, lo stesso termine vale anche al di là delle Alpi.
    E ricordate il castello d’If, dove venne imprigionato il Conte di Montecristo, insieme all’abate Faria?

  2. @enrico: peccato che il tasso non si mangi altrimenti veniva fuori una ricetta fi all’if ….ìì
    @ely sì, è golosa… non dietetica!
    @parentesi: è una tentazione che…finisce presto! 🙂

    1. A voler essere precisi, l’arillo (quel cosino rosso intorno al seme) del tasso è commestibile. Ma dato che il resto della pianta è velenoso (non a caso si chiama “albero della morte”) eviterei di portarlo in tavola…

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