Mangé · Tradission · Vegetariano

Dedicata a Edith, la tartrà piemontese

Pochi giorni fa Edith mi chiese se avevo la ricetta dell’antica tartrà piemontese. In effetti è uno dei miei piatti tradizionali preferiti, ma di solito la preparo in inverno, per via del forno.
Sta di fatto che anche in questi giorni, come molla un po’ il caldo, per un motivo o per l’altro il forno si accende, visto che è il mio metodo di cottura preferito ^^, e dunque, siccome avevo della panna da consumare prima di andare in vacanza, e avevo anche delle uova, e anche qualche fungo di contorno, mi son detta: perché no? …oggi fa anche un po’ meno caldo, è ventilato, è il giorno giusto!!

L’antica tartrà… perché antica? Giovanni Goria, nel suo trattato sulla “Cucina del Piemonte”, la definisce addirittura antichissima, e ne ipotizza le origini spagnole o barbaresche. La sua natura è quella di piatto povero, un budino tipico delle cene in cascina, quando si riunivano ingredienti disponibili e di poco costo per ottenere un piatto unico e sostanzioso. Il Goria conclude dicendo: “ha il sapore buono delle cose vecchie, delle nonne e bisnonne”… non posso che concordare, aggiungendo che ha tutte le carte in regola per essere un comfort food, una coccola gigante, morbida, avvolgente, con la sua consistenza vellutata e il gusto delicato. Si vede che mi piace? ^_^

la ricetta… come al solito ce ne sono molte, tutte simili, in realtà non si presta a molte variazioni… altrimenti diventerebbe tutt’altro nel giro di poco… la ricetta del Goria è la più diffusa, ve la riporto, anche se io vado decisamente più sul goloso, e quindi vi riporto anche le mie modifiche 🙂

Antica tartrà piemontese

4 uova più 2 rossi ( io ho usato 4 uova)

mezzo litro di buon latte più 1/4 di panna liquida (io ho usato per 4 uova 600 ml di panna e niente latte)

1 cipolla (una piccola cipolla bianca)

3 cucchiai colmi di parmigiano grattugiato (2 e mezzo rasi)

2 cucchiai di un trito di fogliette di salvia, alloro tenero e rosmarino (uno e mezzo, e senza alloro)

una noce di burro, sale, pepe nero fresco

noce moscata (no)

Esecuzione: si imbiondisce la cipolla tritata fine col burro (io l’ho stufata con burro e un po’ di acqua, insieme alle erbe) finché sia tenera. In una ciotola a parte si sbattono le uova, si aggiunge il latte tiepido e la panna (ho aggiunto la sola panna a temperatura ambiente)  il parmigiano, il trito di erbe (se non lo avete messo prima con la cipolla^^), il sale ,il pepe nero appena macinato e la noce moscata. Si unisce al tutto la cipolla già cotta, si mescola bene, si cola in uno stampo da budino (6 stampini monoporzione) unto e infarinato e si cuoce 30 minuti a forno medio (io 45 minuti a 160° C), meglio se a bagnomaria.

Io questa volta l’ho servita su un letto di crema di piselli (piselli stufati con un nulla di cipolla , due fogliette di basilico, salati e frullati) e funghi misti stufati al brandy.

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14 thoughts on “Dedicata a Edith, la tartrà piemontese

  1. Ciao, questa mi giunge nuova… è tipica delle tue parti???
    qui dalle mie mai sentita… anche se, senza cipolla e con dosi diverse degli ingredienti… (diciamo molto ad occhio…) la facciamo anche a casa mia…
    ciao
    Ale

    1. so che in qualche versione la cipolla viene degnamente sostituita dal porro, ma sempre sotto il nome di tartrà o tartra, senza accento… come zona sicuramente astigiano e Langhe… devo chiedere a mio cognato che bazzica nel novarese se qualcuno la fa anche lì e come la chiama… quando ho notizie ti dico! ^^

  2. ahaha grazie, ma sai che stamattina pensavo che ho visto da qualche parte di un creme caramel fatto nella pentola a pressione… e mi chiedevo se anche questa fosse fattibile così, senza ricorere al forno… credo proprio di sì, solo devo ritrovare le spiegazioni giuste del creme caramel, non ricordo se andasse coperto o scoperto e i tempi..giusto per non ritrovarsi un blob immondo o rischiare qualche esplosione… 😀 ma lo cerco, neh? poi ti dico!

  3. ma questa ricetta è meravigliosa! non la conoscevo e mi viene voglia di farla subito, anche se dove sono (al mare) e con questo caldo non è proprio il caso. me la segno per quando salgo sui monti.
    davvero bella!

    e poi hanno ragione, proponi sempre delle cose così speciali…

  4. Grazie di cuore! La foto la dice lunga,ha un aspetto che lascia pochi dubbi.Devo cercare i libri di Goria,se si vuol approfondire sulla cucina piemontese non e’ possibile farne
    a meno.
    La prossima torta che faccio te le mando per posta!
    Un bacione.

  5. Rieccomi!!! Dopo averti detto che non sapevo esistesse, al corso l’ho preparata… ed è identica alla tua, ci hanno solo dato anche la grammatura di erbe e parmigiano, ovvero 30g e 100g…
    ti invio tutto…
    ciao
    Ale

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