Galuparìe · Vegetariano

Plum cake pesche e cardamomo

In fondo l’ho pure scritto qui di fianco, che credo nel significato sociale del cibo. Credo nella sua capacità di unire le persone, di alleggerire i pensieri (già mentre si cucina) e di modificare il clima in determinate situazioni. Però tra il dire e il fare c’è sempre una certa differenza, eh?

In ogni caso mi ci son trovata, a pensare che forse al ritorno dal cimitero ci si sarebbe ritrovati in un tot di parenti stretti, e che mia suocera un caffè lo avrebbe preparato, ma che né lei né noi sicuramente in questi ultimi giorni si aveva fatto spesa pensado di avere “ospiti” e dunque, la sera prima, ho fatto due rapidi conti con quel che avevo a disposizione, le spezie qui ci son sempre, le pesche in questo periodo non mancano mai, e ho “pensato” questo…

Plum cake pesche e cardamomo

250 g di farina

50 g di fecola di patate

130 g di zucchero

una bustina di lievito

un cucchiaino raso di semi di cardamomo pestati (non polverizzati!)

un pizzico di sale

3 uova

75 g di olio di semi

220 ml di yogurt magro

250 g di pesche denocciolate (io non le ho sbucciate)

Tagliate le pesche a quarti, poi ancora ogni quarto e dalle fette ottenute tagliate delle fettine spesse un paio di mm. Tenete da parte qualche fetta intera spessa circa 1 cm per la decorazione. A me sono affondate, ma anche se esteticamente non c’è stato l’effetto voluto, han costituito una morbida sorpresa mangiandolo! ^^ Montate le uova con lo zucchero e il pizzico di sale, unite tutti gli altri ingredienti liquidi (olio, yogurt). Aggiungete a cucchiaiate le farine mescolate con il lievito e il cardamomo, amalgamate bene il tutto e per ultime aggiungete le pesche tagliate a fette sottili leggermente infarinate Versate nello stampo da plumcake, e disponete sopra le fette di pesca tenute da parte per la decorazione (un’altra volta provo a infarinare anche queste, magari non affondano…?). Infornate 50 minuti a 180 ° C (forno già caldo).Resta umidissimo, non preoccupatevi, non è crudo, è proprio così: è come se le pesche si sciogliesero nell’impasto! ^^

(la foto l’ho fatta di corsa, quasi a mezzanotte e senza troppi entusiasmi… mi perdonate?)

qui si vede chiaramente la fetta intera affondata… le altre… interamente amalgamate all’impasto!

Il cardamomo? accostamento riuscito! ^^

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22 thoughts on “Plum cake pesche e cardamomo

  1. Anche noi, dopo un funerale ci ritroviamo sempre tutti insieme; ognuno porta qualcosa e si onora così la memoria del nostro caro. Un modo per fargli vedere che onoriamo la vita noi che siamo rimasti, gioendo del suo ricordo e mantenendo unita la famiglia.

  2. Mi fa piacere rileggere la tua cucina. Anche gli eventi più tristi portano a riflessioni sul cibo. Il cibo è cultura, fascinazione, tradizione, convivialità e prende tutte le sfumature di queste peculiarità.

    Anche io sono in fase plum cake e alla ricerca della VERA ricetta, come ho detto facendo un appello nel mio penultimo post.
    Bella la versione fruttosa e profumata di cardamomo, ma non si può chiamare plum-cake, ma solo cake 🙂
    La preparazione partendo da burro+zucchero pare l’unica costante nelle “vere” ricette di plum cake che sto trovando.
    Ma siccome tu sei una miniera di informazioni culinarie son pronta a redimermi nel caso abbia detto una fregnaccia.
    Bentornata 🙂

    1. ciao cara, non sono ancora riuscita a fare visita ai vostri blog, quindi prendo tempo iniziando a risponderti qui… Quel che dici è abbastanza corretto, ma c’è un… ma, o un se….
      se non ci sono le prugne,infatti, a rigor di logica nessun “plum cake” può essere chiamato così, 🙂 .
      Lo stesso “classico” con uvetta e canditi, con questo criterio non dovrebbe essere degno di tale nome, a fare i sofistici… pare che la ricetta “classica” (preferisco a questo punto chiamarla così, perché parlare di “vero” o “originale” è veramente una questione di lana caprina) derivi da una rielaborazione di un pudding con le prugne, che originariamente era addirittura un porridge e contemplava anche ingredienti salati come la carne… son passati secoli, eh?
      E’ comunque in uso indicare con plumcake, in Italia, i dolci lievitati cotti nel tipico stampo rettangolare.
      Parli di burro e zucchero, e non di uova… già questa cosa mi incuriosisce… il burro si sostituisce con l’olio (per esigenze dietistiche, perché ti dirò, a me piace meno…) ma le uova?..
      seguirò con curiosità la tua ricerca, intanto se trovo qualcosa di interessante, faccio un fischio!! 🙂

  3. Mannaggia… ho letto il post pensando a un’occasione felice e invece… mi dispiace e ti sono vicina. E comunque hai scritto una cosa verissima: il cibo unisce. Anche e soprattutto nei momenti dolorosi.
    Un abbraccio

    Sabrine

  4. mi dispiace per il triste momento, norma, un abbraccio.

    sulla tua consideraione che il cibo unisce, quant’è vero!
    nelle tradizioni più popolari, quando muore qualcuno è d’uso che i vicini e i parenti più prossimi portino qualcosa da mangiare a casa del defunto, perché si suppone che i congiunti abbiano poca voglia e tempo di cucinare, ma mangiare si deve pure, e perché c’è un continuo andirivieni di visitatori.

    che è poi la stessa cosa che succede quando invece nasce un bambino, che i primi giorni le vicine portano da mangiare alla puerpera e alla sua famiglia.

    un altro abbraccio forte…

    1. Ciao gaia, ben tornata!… domani corro alla posta!! 🙂
      è vero, certe usanze quando nasce un bambino vengono soppesate in un altro modo, però…. però sono proprio le stesse… il cerchio della vita, eh? e il cibo è il perno 🙂

  5. Il momento non è davvero il più felice, ma la tua mano ad unire pesche e cardamomo lo è stata davvero.
    Ottimo pensiero.
    A Roma si usa portare cibo preparato in casa dei parenti e amici in lutto, la loro cucina resta chiusa per alcuni giorni (la testa è altrove) ma bisogna pur mangiare.

  6. Rieccomi anche io. Un bacione Norma e un grande abbraccio, ho letto la triste notizia nel precedente articolo, il mio pensiero va a te e alla tua famiglia.

    Ma una lode alla ricetta devo pur fartela!mi piace tanto l’aroma del cardamomo, assolutamente da provare il plumcake. Grazie!

  7. Sissì, mi ricordo della cosa… anche perchè te la dissi io la faccenda delle prugne. Ad ogni modo vedi che paralre con un pozzo di sapienza come te va sempre bene?? Ok, si parlerà di Originale e non di Vera.
    No no, l’uovo c’è! Non mi ero spiegata bene forse.
    Ad ogni modo sì, se sai qualcosa fai un fischio 😉
    Per ora ne ho fatta una di quelle pervenute. Domani un’altra e poi una terza a breve. Voglio metterle in unico post a confronto. Se arriva anche la tua eventuale, meterò anche quella! Ciao Madame.

  8. cara Norma, mi vengono in mente le serate tradizionali irlandesi in cui ci si ritrova per ricordare un amico scomparso bevendo alla sua salute e lasciando un bicchiere per lui… : sono sicura che la tua idea sia stata apprezzata. Un cake così delicato esprime affetto, brava!

  9. Ciao,concordo, il cibo ha un profondo significato sociale,probabilmente piu’ da noi che nel mondo anglosassone.
    Cio’ nonostante,a Londra ho cucinato professionalmente per due funerali e per me e’ stata una vera esperienza di vita!
    Ricordo ancora cio’ che fu richiesto’:smoked salmon bagels,salt beef bagels,chips,bacon sandwiches,welsh rarebit e sausage rolls.
    La tua plum cake mi sembra proprio un bellissimo pensiero e anch’io vado pazza per il cardamomo.
    A presto.

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