Galuparìe · Tradission

A l’é mach un salam d’òca

E’ solo un salame d’oca… è un vecchio modo di dire piemontese che sta a significare “è solo uno stupido”… aaaaaaaah quante volte lo avete pensato di qualcuno…. io ne avrei di esempi…^_^

E a proposito di salami, domenica diverse proloco astigiane proponevano, in versioni leggermente differenti tra loro, il famoso salame di cioccolato il mattone dolce di Mongardino, il salame dolce di Casabianca, quello di Boglietto di Costigliole (salame della Val Tinella) e il rotolo al cacao di Quarto…

Assaggia di qui e assaggia di là, che mi è venuta voglia di farlo, per prolungare quei momenti di golosità assoluta e dare un benevnuto all’autunno con un dolce tipico piemontese.

La mia versione prende spunto dalla ricetta di Giovanni Goria, che lo chiama “salame dolce o salame del papa”, e altro non è che una versione del tradizionale

Salame di cioccolato alla piemontese (con o senza uovo)

150 g di biscotti secchi a tocchetti

80 g di amaretti sbriciolati

200 g di burro

150 g di cacao amaro in polvere

un uovo (sostituibile con altri 30 g di burro e due cucchiai di latte)

100 g di zucchero

50 g di uvetta ammollata nel rum

zucchero a velo per ricoprire il salame

Lavorate il burro con lo zucchero usando un cucchiaio di legno, unite l’uovo, i biscotti, l’uvetta infarinata nel cacao, il cacao, e ottenete un impasto omogeneo. Formate un salame e chiudetelo in un pezzo di carta stagnola, dandogli la forma di un cacciatorino (io preferisco così, per fare fettine piccole quasi come cioccolatini, ma potete farlo del diametro che preferite!).

Riponetelo in frigo per un paio di ore.  Aprite il pacchetto e rotolate rapidamente il salame su un foglio di stagnola che avrete cosparso di abbondante zucchero a velo, in modo da ottenere l’effetto “pelle di salame”. Riponete di nuovo in frigo fino al momento di servire.

la masca vi consiglia anche:

tagliatelle di Carnevale

crostata golosa

castagnaccio

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15 thoughts on “A l’é mach un salam d’òca

  1. Che buono e bello il salame di cioccolato. Ma sai che non l’ho mai fatto? Vabbe che sono vagonate le cose che non ho mai fatto…
    Mi ero dimenticata di dirti una cosa: sai che ho in infusione il nocino preso dalla tua ricetta? Purtroppo eravamo un po’ avanti… sarà un nocino tardivo! Ti farò sapere…

  2. buongiorno,
    ho visto che lei è molto brava in cucina e il suo sito è favoloso.

    vorrei chiederle se saprebbe come si facevano tenere dei cappeletti che facceva mia nonna piemontese (di Frabosa Serro) e che non riesco a faire tenere “attacati”.

    ogni cappelletto è formato da due paste “secche” che sembrano due cappelli (chapeaux), sono rotondi.

    mia nonna faceva il ripieno (era con della carne bianca, formaggio e mi ricordo che c’era anche un po’ di mortadella. ho trovato una ricetta ma alla cottura non rimangono assieme e tutto il ripieno si perde nell’acqua…

    eranno buonissimi. ero piccola e il mio lavoro era di mettere il cappello sû l’altro che era ripieno. dovevo fare molto attenzione perchè se schiaciavo troppo forte, la pasta si spaccava.

    abito in francia, ma vado matta per tutta la cucina italiana (e tutte le altre anche…).
    se mi aiutate, mi farebbe molto piacere.

    ho trovato quelle paste a ventimiglia, ma nessuno sa dirmi come fare per avere il buon ripieno che “colla”.

    grazie di cuore. colette DEMIRDJIAN di LA TRINITÉ, vicino a NIZZA.

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