Ciaciaré · Mangé · Tradission · Vegetariano

Un-a fera ëd còj! 17 ottobre 2010

Letteralmente significa una fiera del cavolo, che detto così non pare una roba accattivante, eppure posso darvi motivo di ricredervi!

Domenica 17 ottobre, a Moriondo Torinese, paese della collina torinese di cui già vi parlai qui, presentandovi, oltre al libro scritto da noi, anche la ricetta dei famosi caponet, dicevo a Moriondo Torinese si svolgerà l’8° Sagra del cavolo liscio di Moriondo…. una prelibatezza, con cui vengono cucinate numerose ricette, anche dolci!

E giusto poco prima della Sagra, una sorpresa. Il nonno di Carla Bruni era stato sindaco di Moriondo, nonché proprietario del castello (Bruni Tedeschi)…. e dunque l’attuale sindaco ha pensato di invitarla, cogliendo l’occasione per inviarle, insiema all’invito, anche una copia del nostro libro….

Ed è arrivata questa ^_^ :

Il Sindaco gentilmente ce l’ha girata, ma certo potessi risponderle la inviterei a ocnsiderare davvero l’ipotesi di una vacanza a Moriondo, chissà, con la buona cucina e una cura a base di cavolo, il suo aspetto ultimamente sempre stanco ne gioverebbe!

Ho detto cura a base di cavolo perché le proprietà benefiche di questo ortaggio sono infinite. Per Catone il Vecchio, un rimedio universale contro le malattie. E Plinio il Vecchio aggiungeva che grazie a lui i Romani avevano potuto fare a meno dei medici per ben sei secoli.

I Greci e i Romani sgranocchiavano le foglie di cavolo crude prima dei loro fastosi banchetti, per limitare gli effetti dell’alcool. Le foglie pestate invece aiutavano a cicatrizzare le ferite riportate in battaglia.

Presso le popolazioni marinare il cavolo (insieme alla cipolla) era l’alimento tipico degli equipaggi delle navi, utilizzato per compensare le diete necessariamente povere durante i viaggi per mare (soprattutto come prevenzione dello scorbuto). A partire dal 1500 si ha notizia dell’utilizzo delle foglie cotte come lassativo, e del succo, unito al miele, per le affezioni della gola. Nel corso dei secoli successivo il decotto di cavolo è stato poi utilizzato per le malattie delle vie respiratorie, comprese bronchiti e asma.Contiene, oltra a sali minerali, anche numerose vitamine, in particolare la vitamina U (metil-metionina), di recente scoperta,  alla quale vengono attribuite delle rapide e complete guarigioni di ulcere allo stomaco e al duodeno.

Un’insalata di cavolo crudo apporta la quantità di vitamina C di un limone!

E dunque… facciamola! e poi anche i pes ‘d coj, i pesci di cavolo..  due ricette tipiche che più di così non si può… gustose e salutari!

E…madame Carlà….. bon aptit!

Salada ‘d coj  (insalata di cavolo crudo)

cavolo liscio di Moriondo (o un cavolo verza)

sale

olio

aglio

acciughe sotto sale (o, in mancanza, sott’olio)

Lavate e asciugate le foglie del cavolo, arrotolatele e tagliatele con un coltello affilato a striscioline sottili. Scaldate qualche cucchiaio di olio di oliva EV in un tegamino, aggiungetevi 2 o 3 spicchi di aglio e fatelo imbiondire. Aggiungete due o tre acciughe dissalate diliscate e lavate, e fatele disfare… Salate leggermente le foglie di cavolo e versatevi sopra, ancora caldo, il condimento. Lasciate riposare una mezzora prima di servire.

Per chi non ama l’acciuga: aggiungete a aglio e olio un po’ di aceto baslamico, come per preparare un carpione, e utilizzate questo condimento per condire il cavolo.

Pès ‘d coj (pesci di cavolo)

Una soluzione relativamente veloce e che permette di avere un piatto pronto anche il giorno dopo… si sfrutta infatti la preparazione del tipico carpione piemontese, utile per conservare i cibi, e utilizzato anche spesso per il pesce (trote e tinche)… probabilmente da qui deriva il nome, oltre che per la forma.

Lessare al dente le foglie di cavolo. Scolarle, asciugarle, e arrotolarle su se stesse stringendo il più possibile.

Infarinate ogni involtino, e friggetelo in olio ben caldo.

A parte, scaldate dell’olio di oliva a cui aggiungerete degli spicchi di aglio e dei rametti di salvia. Sfumate con un buon aceto di vino e versate sugli involtini disposti in una terrina. Aggiustate di sale e fate marinare qualche ora prima di servire. Si serve a temperatura ambiente.

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14 thoughts on “Un-a fera ëd còj! 17 ottobre 2010

  1. che bel post Norma, ricette e cronaca da un Piemonte che mi piace molto ma che conosco purtroppo poco..Però un tentativo l’ho fatto e spero sia riuscito, passa da me che ti aspetta il brasato!Un bacione…

  2. mi piace sapere tutte quste cose! e mi piace il cavolo, l’ho scoperto da poco e lo trovo delizioso sia in minestre che come contorno :-))) baciii

  3. Una ricetta sana e golosa,se permetti te la copio.Dalle mie parti i kebab hanno una pessima reputazione,pero’ devo dire che vengono serviti con un’insalata di cavolo crudo,per cui un pizzico di buona salute c’e’….
    Bacioni!

    1. alla fiera di San Martino, qui a Chieri dal 5 al 9 novembre, proveranno a fare il kebab con carne bovina di razza Piemontese

    2. Edith qui stan conquistando il mondo, i kebab… ovvio, bisogna scegliere chi lo fa meglio, provarne diversi… ma in fondo anche per na buona pizza si fa così, no?
      io non lo prnedo mai col cavolo: “cipolla e picanto”, eheheeh quello sempre!

  4. Ciao interessante questa fiera!! ottima l’insalata….io adoro la verdura e questa è una buona alternativa…ma anche gli involtini non scherazano!!! baci 😉

  5. Ma pensa…la Carlà c’ha il tuo libro… gentile a rispondere cmq!!! e mi piace il tocco di suo pugno! 🙂
    me paice pure la ricetta cavolosa….amo i cavoli di ogni sorta!
    buona domenica mia cara! 🙂

  6. Ogni tanto “ti” scrivo, anche se vengo spesso spessissimo a sbirciare le tue idee……soprattutto per vedere e ritrovare le cose dei miei nonni paterni, originari della zona di Villarbasse-Giaveno.
    Le tue ricette mi fanno “risentire” i profumi della cucina di casa mia….grazie, mi sembra di ritornare indietro!
    Un antipasto tipico del pranzo di Natale…l’insalata di cavolo verza condita con la bagna cauda! Non ho mai capito il perchè di questa tradizione però mi suonerebbe come un cattivo presagio il non vederla sulla tavola imbandita! E poi che dire delle cose in carpione…mia mamma ci metteva sempre i capunèt, in questa stagione di verza!!!!!!
    Complimenti ancora…e prima volta che vado a Torino cercherò il tuo libro.
    Tanti SMILE
    Lucy

    1. ciao Lucy, anche per me l’insalatina di cavolo è un ricordo molto famigliare….se non erro siamo coetanee, mi sa che abbiamo molti ricordi in comune (io passavo delle belle estati in quel di Giaveno, tra l’altro….secoli fa!)

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