Ciaciaré · Mangé · Tradission

Lezioni di piemontese 4: la lenga

Chissà perché la lingua, organo del corpo umano così poliedrico e prezioso per le sue funzioni nel linguaggio di tutti i giorni, e nei vari dialetti, assume sempre un significato un po’… ostile… ^_^
La maggior parte dei modi di dire e dei proverbi le prende, per così’ dire, le misure, e son sufficienti per prendere le misure anche alle persone a cui si riferiscono…
Va da sé che la maggior parte di queste persone appartengono al genere femminile…che sorpresa, eh? ^_^ Se qualcuno si riconosce sappia che i riferimenti sono puramente casuali…

Iniziamo con il classico “avèj la lenga longa” aver la lingua lunga…eh.. non ha bisogno di spiegazione, direi, no?
Questa frase ha tutta una serie di varianti bizzarre e pittoresche, ma ugualmente significative:
tajé ij colèt: tagliare i colletti, ossia spettegolare di qualcuno in particolare.
tapissé a dover: tappezzare a dovere
servì ëd barba e ëd pruca: servire barba e parrucca (capelli)

ma anche:

anfilé la gucia, infilare l’ago, nel senso di infilarsi nelle vite altrui e anche
sofié ant j’orije, soffiare nelle orecchie, dedicato a chi assilla con le chiacchiere di poco conto…

Quante ne conoscete a cui appiccicare uno (o più di uno) di questi modi di dire? eh?… io ne avrei una… no, non posso mica fare nomi, eh? ma gliene dedico un altro, tanto non legge! (o sì? °_°):

Chi a l’ha la lenga longa ch’a l’abia la pel gorëgna! chi ha la lingua lunga, che abbia la pelle coriacea (resistente) ! …eh sì, perché le mazzate arrivano, prima o poi! ^_^

Basta, che poi dite ancora Lenghe ëd Cher e ciòche ëd turin a l’han mai pì fin: le lingue di Chieri e le campane di Torino non han mai fine! 😀

Parlavamo di lingua? e lingua sia!!

Quella di vitello è un pezzo classico del gran bollito misto, ma tradizione di famiglia è prepararla anche arrosto o meglio brasata…. cottura lunga, risultato interessante!!

Lingua di vitello brasata all’alloro

Un pezzo di lingua da 700 g circa (non la punta)

dieci foglie di alloro

due spicchi di aglio

un cucchiaio di olio

una noce di burro

un cucchiaio di grani di pepe nero

vino bianco

brodo q.b.

sale

Scaldare olio e burro, e mettervi a dorare l’aglio con le foglie di alloro.

Massaggiare il pezzo di carne col sale, e metterlo a rosolare nel condimento a fuoco vivace, girandolo bene da ogni lato; sfumare con un bicchiere di vino bianco, aggiungere i grani di pepe, far evaporare, coprire e portare a cottura lentamente aggiungendo man mano del brodo caldo. Fare raffreddare leggermente per tagliare a fette, e riscaldare queste ultime nel fondo di cottura.

Servire su un letto di rape al prezzemolo (rape stufate con una noce di burro, brodo vegetale, uno spicchio di aglio e una bella spolverata di pepe e prezzemolo)

le altre “lezioni di piemontese” : lezioni di piemontese 1

lezioni di piemontese 2

lezioni di piemontese 3

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23 thoughts on “Lezioni di piemontese 4: la lenga

  1. Ciao, ti assicuro e garantisco che funzionano bene, io ho usato quella di mia suocera mentre la mia era in riparazione e ti garantisco che funziona.
    Questa sera ho fatto la mia prima lezione di cucina, sono stracontenta.
    Adesso mi sbircio un po’ di ricette e mi metto all’opera.
    Grazie della visita.
    Marina

    1. Per il piemontese c’è una “prova d’esame”, che consiste nel dire “Doi povron bagnà ‘nt l’euli” (due peperoni bagnati nell’olio). Chi ha la giusta pronuncia è promosso!

  2. Grazie Norma! Mi servono queste lezioni (vado a riprendermi quelle che mi son persa) visto che per ragioni “familiari” frequenterò più spesso quel di Piemonte
    Un bacio e buon w.e. 🙂

  3. per me sono più che altro dei ripassi…questi detti li conosco anche se poi capisco tutto ma quanto a parlarlo…non se ne parla mio marito si rotolerebbe dal ridere…
    Eheheh quello delle lingue di Chieri….lo confermo e lo sottoscrivo!
    Mari

  4. Mi piacciono talmente tanto i dialetti italiani che ne ho fatto il mio argomento di tesi di Laurea ! Salvaguardarli è un dovere per tutti…Ciao cara norma, passa un felice weekend, un bacione….

  5. Slurp che buna…(se si scrive così). In casa parliamo solo e sempre in dialetto, ma scrivere è un’altra cosa.
    La lenga è anche tanto buona con il bagnet verd, salsa che io metterei ovunque o quasi.
    Grazie per queste lezioni e per la riscoperte di queste nostre ricette.
    Marisa

    1. Mi fai venire in mente una barzelletta.

      Una signora elegantissima si presenta in un ristorante di lusso, e domanda al cameriere quale sia il piatto del giorno.
      “Lingua di bue alle sette salse”.
      La signora inorridisce: “Mai e poi mai potrei mangiare una cosa che è stata nella bocca di un animale!”.
      Il cameriere quasi si scusa, e abbozza: “Alllora che cosa le posso servire?”.
      “Mi porti due uova!”
      🙂

  6. adoro la lingua, ricordo sempre quella cucinata dalla mamma, ripena o con le cipolle (tipo genovese)
    ma trovare chi la condivide con me è davvero difficile qundi finora mai cucinata 😦
    se invitassi te a pranzo? 🙂 buon we!

  7. Quanti bei modi di dire…alcuni li conoscevo comunque i tuoi post sono sempre molto istrittivi..
    Prendo ispirazione per la preparazione della lingua…credo che piacerebbe molto a mia figlia…Sul contorno a base di rape però non ci giurerei
    Baci e buona domenica

  8. ma è troppo bello leggere il piemontese e poi vedere se ho capito veramente quello che era scritto, non sempre 🙂
    la lingua la mangio da pochissimo, prima mi faceva senso… mamma mia… e poi invece sono andata oltre a quello che era e ora la inserisco sempre nel bollito! baci Ely

  9. Cara Madama Bavaresisa,
    grazie per questa deliziosa ricetta: adoro i tartufi e questa presentazione in cocottine li rende ancor più invitanti.
    Il tuo blog è talmente bello e invitante che mi stai facendo venire la voglia di farne uno tutto mio 🙂
    Tornerò spesso a farti visita…

    Grazie!

  10. Il proverbio sulle ‘lenghe’ lo conoscevo così: “Le lènghe ‘d Cher e le cioche ‘d Puirin a l’han gnune fin” e cioè “Le lingue di Chieri e le campane di Poirino non hanno nessuna fine”

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