Galuparìe · Mangé · Merenda sinòira

Pan-a cheuita (panna cotta)

Non chiedetemi perché mancasse ancora questa ricetta, tra le tipiche piemontesi…

A dire il vero ne avevo fatto cenno qui, però merita sicuramente una pagina tutta sua.

Tipica di qui, ma diffusa ormai ovunque, è diventata, per la sua facilità ma anche per la sua bontà, uno dei dolci che raramente mancano nei menù  dei ristoranti e delle pizzerie, insieme agli inflazionati profiteroles e tiramisu.

Sovente la servono a fette, sfruttando la praticità degli stampi a cassetta, spesso, ahimé, tagliano la panna con il latte, e aumentano la dose della colla di pesce al punto di farne delle gomme da cancellare. I locali dove mi azzardo a ordinarla posso contarli sulla punta delle dita, per questo motivo.

Ne esistono parecchie varianti, aromatizzate, che prevedono l’uso dell’agar agar al posto della vecchia colla di pesce, o addirittura gli albumi per addensarla, previa lunga cottura… beh, l’agar agar va molto di moda, ora, e trovando la dritta per la dose, può effettivamente sostituire la colla di pesce, quanto agli albumi sono una variante che poco ha a che spartire con le origini di questo dolce, nato in zone dove il latte abbondava, ma dove (e quando) non si sprecava l’albume delle preziose uova per addensarla, né un’ora di fuoco per cuocerla! D’altro canto la colla di pesce (ricavata all’epoca davvero dai pesci) è sufficientemente antica da risultare più che plausibile.

Torniamo alle dosi… se non dovete utilizzare stampi particolarmente sagomati, seguite queste dosi, altrimenti aumentate di mezzo foglio. Se la servite in coppa, potete addirittura calare di mezzo foglio).

provatela… io mi ritaglio un paio di giorni sull’Arno e quando torno mi dite…! 😉

Panna cotta

600 gr di panna,

140 di zucchero,

3 fogli di gelatina  (6 grammi) (+ 1/2 oppure – 1/2 ), da ammollare in acqua fredda e sciogliere in due-tre cucchiai di latte caldo,

i semi di mezza bacca di vaniglia,

(a piacere, un bicchierino di rum o di caffè, o altro per aromatizzarla)

Scaldate la panna, scioglietevi bene lo zucchero, unitevi la gelatina e gli aromi, e fate rapprendere in frigo almeno 4 ore.

Gli abbinamenti vanno molto a gusti personali… coulis di frutta, salse al cioccolato o al caffè, frutta fresca… ma il classico resta sempre un letto di caramello.

La masca vi consiglia anche:

ovetti con panna cotta alla vaniglia e allo zafferano

flan al miele

bonet piemontese

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26 thoughts on “Pan-a cheuita (panna cotta)

  1. E io che pensavo che l’albume fosse il vero modo per preparare la panna cotta… se non altro perchè è l’unico modo che giustifica la parola “cotta”.. Ma hai ragione, perchè sprecare uova?
    Grazie per la ricetta e le indicazioni sulle dosi di colla di pesce da usare e goditi la vacanzuola 😉

    1. ciao Giulia no, non c’è alcun legame tra l’uso dell’albume e il nome, infatti il nome è un po’ una contraddizione, ma molto probabilmente indicava il fatto che era l’unico utilizzo della panna (a parte la montatura per i dolci o la preparazione del burro) in cui si mette la panna a scaldare con lo zucchero, quindi un pochino viene “cotta”…:-)

  2. ciao, io la faccio spessissimo… e la accompagno a coulis di lamponi… domenica invece è stata abbinata a mirtilli spadellati… manca anche da me questa ricetta, ma perchè le foto sono sempre delle ciofeche… ma ci riprovo… a memoria ti dico che uso meno zucchero ma la colla di pesce è un obbligo!!!
    Buone vacanze… 🙂
    ciao

    1. credo sia difficile fotografarla perché è bianca e lucida, ma siccome io non sto a diventar cretina a costruire set fotografici per il cibo me ne son fregata e com’è venuta è venuta, l’importante è che fosse buona^^ Lo zucchero sì, è abbondantino, ma non resta troppo dolce, specie se non si mettono altri aromi…
      (Vacanze finite! ci ri-aggiorniamo via mail!)

  3. Realizzata nelle giuste proporzioni è una vera delizia, a me piace sopratutto con il classico caramello.
    La presentazione è bellissimissima 🙂
    A presto e buon viaggio!

  4. Ciao
    io con la colla di pesce ho qualche problema: attualmente è quasi tutta ricavata dalla cotenna di maiale, e così, quando vedo le consistenze budinose di bavaresi et similia mi viene lo schifo, perchè mi vedo la cotenna del maiale mischiata ai dolci (non che io sia vegetariana, anche se…). Però per la tua panna cotta farei volentieri un’eccezione: è buona, e l’hai presentata benissimo! Cmq voglio “praticare” un po’ l’uso dell’agar agar, così ricomincerò a mangiare anche bavaresi e budini..
    Ciao, e complimenti: hai un blog molto interessante!
    Cinzia

  5. è un dolce che apprezzo da sempre, secondo me bisogna farselo a casa come dici tu i posti che lo fanno bene sono pochi spesso è una specie di plastica gommosa, non so perchè ma mi piace con il coulis di frutta tipo lampone o fragola o mirtillo

    1. Gaia ma sai che non avevo il tuo numero dietro?? 😦 che testa!
      ricapiterà sì, prima o poi, abbiamo passato due giorni intensissimi tra danza, shopping selvaggio e cenette sfiziose. Forse avesse fatto un po’ meno caldo di notte….ecco, era perfetto!^^

  6. parto da lontano…anche quando ignoravo che era meglio per me non consumare latte vaccino, non amavo la panna e quindi io e la panna cotta ci guardavamo da lontano. Le tue foto sono golose, ma ahimè pur amando il creme caramel o latte portoghese la consistenza delle bavaresi non è nelle mie corde e non soltanto perchè la colla di pesce (che non è più di pesce da un bel po’) potrebbe essere soggetta a cross-contaminazioni. Provai diverso tempo a fare delle minibavaresi con la agar agar, ottima consistenza ma è proprio quella che non amo…tu sai che ho le mie idiosincrasie!
    Ciacolando ciacolando ti dico che comunque ti leggo sempre con tanto piacere.
    Ben ritrovata

    1. eh fabi, sì, ho già sentito che la colla di pesce è alimento a rischio.. dell’agar agar non so ancora abbastanza… però conosco parecchia gente che al di là di motivazioni di salute o di avversità assortite verso i singoli ingredienti, hanno un’istintiva repulsione verso tutto ciò che è budinoso-gelatinoso &C…. vassapere!^^

  7. La panna cotta è uno dei miei miti (assieme alla crema catalana con la crosticina e relativo rumorino croccantello al primo cucchiaino) ma non la ordino quasi mai: di fronte ad una esperienza hard non mi reggerebbe il cuore!! Ricordo che una volta c’era un ristorante a La Morra che la faceva superba, è entrato di buon diritto nell’immaginario familiare!! Un’altra panna cotta spettacolo (con i frutti di bosco o anche solo con i mirtilli) è quella che fanno alla Capanna Mautino, rifiugio storico sui monti sopra Cesana.

    (molto lieta di rileggerti!! ho una piccola novità, ti mando una mail)

    🙂 /graz

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