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Zest di Carignano (aggiornato per arance non bio)

Avete visto che bella galaverna da queste parti? Pare abbia nevicato… e magari nevicasse, farebbe anche un po’ di pulizia…!^^ Questa foto e quella dello sfondo sono gentilmente offerte dal marito, realizzate stamattina presto e inviate direttamente dalla redazione del giornale, quando si dice avere una marcia in più! 😀

e intanto mettiamo su un caffè caldo e qualche dolcino sfizioso e godurioso (che come dice una mia amica, chi non gode…rode! ^^)

Ecco a questo proposito  una ricetta curiosa… non tanto per la ricetta in sé, che di curioso e strano come vedrete non ha proprio nulla, quanto per la sua storia. E’ abbastanza insolito infatti che una ricetta tipica di una regione preveda come ingrediente principale il prodotto tipico di tutt’altra, e nemmeno troppo vicina, geograficamente parlando.

Questo dolce testimonia che le arance arrivavano in Piemonte abbastanza facilmente ormai nel XVI secolo, quando la duchessa Bianca di Monferrato (Savoia) faceva gran consumo di zest (chiamandole gestes, dal franscccccese ^^ ) e le offriva anche ai suoi prestigiosi ospiti.

Diffuse pressoché ovunque, le zest vedono ancora oggi come luogo principale di produzione il Comune di Carignano, e ne sono Prodotto Agroalimentare Tradizionale certificato (PAT)

Per il procedimento basta seguire una delle millanta ricette di scorze candite, perché anche da queste parti ogni confetturiere segue la propria, non c’è una versione unica. Io ho girato un po’, consultato qualche quadernetto locale, consultato Silvia che ne aveva appena prodotti una versione golosa, e alla fine ho fatto di testa mia! Attenendomi il più possibile alle indicazioni tradizionali (quindi senza aggiunta di glucosio, zuccheri invertiti, inversioni di marcia ecc 😀 ). E ci ho messo di mezzo pure un cedro, che quando l’ho visto sul banco della frutta, lì vicino alle arance, l’ho preso come un segno del destino!^^

Un’ altra curiosità: in piemontese arancia si dice portugal, in greco portocâli, ma arancia stessa deriva dall’arabo na¯rangÍ  (dal persiano narang), che indica l’arancia amara, mentr per indicare quella dolce gli arabi, indovinate un po’ come dicono?  برتقال, burtuqāl!  

Quindi erra chi crede che si dica portugal per via delle importazioni dai paesi più occidentali d’Europa^^

Zest di Carignano (ovvero scorze di arancia e scorza di cedro candite)            semplici e al cioccolato

Ingredienti: scorze, acqua e zucchero e…cioccolato fondente fuso  e, se serve, del bicarbonato!

Procuratevi delle belle arance, possibilmente bio, dalla buccia spessotta.

Se non sono bio, per eliminare la cera con cui vengono normalmente trattate le altre, lavatele sotto un bel getto di acqua bollente, poi mettetele a bagno in acqua calda e bicarbonato con un cucchiaio colmo di bicarbonato per mezzo litro di acqua, e sfregatele energicamente con la polvere prima che si sciolga defintivamente nell’acqua. Lasciatele ancora a bagno nella soluzione per mezzora e poi risciacquatele con acqua calda corrente 😉

Sbucciatele tenendo la scorza più integra possibile in modo da poterla tagliare a listarelle larghe almeno un cm (io ne ho lasciate anche alcune più larghe, tanto le taglierò poi per fare dei dolci)

Mettete le scorze tagliate a bagno in acqua fredda per 24 ore circa. Scolatele e mettetele a bollire in un tegame, partendo da acqua fredda. Quando raggiungono il bollore, spegnete, scolate e fate raffreddare. Ripetete, con acqua nuova, tre volte.

la terza volta dopo averle fatte raffreddare pesatele, e pesate pari quantità di acqua e zucchero.

Utilizzate ora una padella in modo da mettere le scorze in un unico strato o poco più, ricpritele con lo zucchero e con l’acqua, e accendete il fuoco basso.

Occhio che lo zucchero non deve caramellare!

Portate a bollore e dopo un minuto spegnete. Fate raffreddare. Riaccendete, portate a bollore e dopo un minuto spegnete. Fate raffreddare… e così via, finché lo sciroppo non sarà stato ben assrobito dalle scorze, che avranno assunto un aspetto traslucido, tipico dei canditi. Mettetele su delle griglie ad asciugare, e poi cospargetele di zucchero o inzuppatele nel cioccolato secondo le vostre preferenze.

Stesso procedimento per il cedro (che a me è caramellato un po’, acc acc!!)

Calcolate un paio di giorni, durante i quali, tra un passaggio e l’altro, potrete fare anche altre cose, ma non in cucina, che presumibilmente sarà invasa da griglie e grigliette ma anche da un profumo irresistibile!

E a proposito di profumo, sempre da Silvia ho trovato il consiglio di riutilizzare l’acqua delle bolliture per i termosifoni. Ci ho riempito i cocci: fantastico!^^

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41 thoughts on “Zest di Carignano (aggiornato per arance non bio)

  1. Norma mi tira per i (pochi) capelli, in tema di etimologia.
    Aggiungo perciò che narang vuol dire “frutto gradito agli elefanti”
    Inoltre, dal punto di vista botanico, il frutto degli agrumi è un “esperidio”: ci fa ricordare le mitiche Esperidi, figlie della notte, che custodivano il giardino dei pomi d’oro di Era. Che si trattasse di arance?

  2. ehi ma sono venute bellissime! io prenoto quella pucciata nel cioccolato.
    Interessantissima la desinenza di portugal. In effetti avevo sentito più versioni. (come sempre poi…)

  3. Adoro le arance candite ma non mi sono mai lanciata nella preparazione, mi terrorizza un pò!!
    Certo che a leggere la tua chiarissima spiegazione sembra un gioco da ragazzi, io intanto copio, poi si vedrà, magari mi butto!!
    Un abbraccio

  4. Anche in turco si dice similmente: portakal. Lo so perché ad Istanbul offrono le spremute per strada, sia di arancia che di melograno! Buona e bella la tua frutta candita!

  5. Tanti auguri di Buon Anno anche a te(in mega ritardo, lo so:)). Anche a me piaciono un sacco le scorze candite, con le arance le faccio spesso solo il cedro mi manca. Anch’io vorrei una bella nevicata, sogno una bella ciaspolata notturna con la luna piena…anzi’ se hai qualche suggerimento per un posto carino in Piemonte ti ringrazio in anticipo(per adesso sto pensando alla Valle d’Aosta, sembra che ci sia tanta neve, ma mi piacerebbe molto anche da noi in Piemonte).

  6. sono buonissime, le faccio anch’io anche se alla fine il procedimento non è identico. ma voglio provare la tua versione, mi sa che viene meglio.
    che cosa non si riesce a fare con poche semplici cose!

    p.s. la galaverna mi commuove sempre

  7. ti sono venute perfette! anche le foto. c’è lo sparso che vuole testimoniare l’invasione di cucina e io non glielo permetto. è essenziale però che siano naturali e non trattate, quelle del super hanno la cera per lucidare. tu lo sai sicuro, ma meglio sottolineare. la mia mamma le chiamava melarance. dal dialetto romagnolo. un bacio. ps oggi -5 anche da noi. governati dalla galaverna uguali.

  8. …che bontà!! E chiamala stupida, la duchessa Bianca di Monferrato!!! Quando abitavo a Firenze mi facevo la scorta, di arance candite col cioccolato…goduria!! Grazie per le tue indicazioni, proprio quest’anno la suocerina mi aveva chiesto se sapevo come farle…ed eccomi qua da te!! ;D

  9. uh, le scorzette, che caro ricordo.
    e “purtuwuall” si dice anche in Irpinia, sai?
    e poi me ne vado: la foto dei cristalli di ghiaccio quanto mi piace?

  10. Norma grazie di cuore per l’aggiornamento al post, davvero utilissimo per me che fatico sempre a trovare le arance bio e siccome spesso le spremo solo, le prendo lo stesso anche non bio e non mi curo della buccia, mi sa che devo farci un pensierino! Complimenti ad Enrico per la foto (ma che freddo fa in sti gg?) e scusa se latito nei commenti, ma sai che i tuoi aggiornamenti non me li perdo, perchè li leggo “silenziosamente” via mail!
    Un abbraccio sperando di rivederci presto!!! 😉 Ciao any

  11. Sono ancora al lavoro, mi son presa una pausa che è tutto il giorno che corro…avevo la settimana strumento e via di analisi! Ho le arance bio a casa, mi rileggero il post con calma e poi le faccio :-DDD sì sì sì che le faccio, mica so’ chaltron woman per sbaglio 😉
    Buona serata carissima♥
    Complimenti per tutte le foto, tue e del consorte

  12. Io non ne faccio più!!!! Non arrivo mai ad assaggiarle… Me le fanno fuori prima, eheh!!
    Pero’, prima di dar luogo ai miei intendimenti, proverò questo procedimento (non sia mai che stavolta riesco ad assaggiarne una ;p)

    Ps: anche con estremo ritardo ti faccio gli auguri di buon anno nuovo (mi hanno detto che c’è sempre tempo tutto il mese di gennaio per farli…sarà vero? Eheh!)
    Ciaoooo

  13. Grazie mille per il tuo commento che mi hai lasciato nel blog….

    in effetti l’articolo incriminato, anche a mio avviso era senza senso, solo una mitragliata sparata a zero un pò qui un pò la…..va beh. poco importa….

    che bello il tuo spazio, mi piace un sacco.

  14. Oltre che goloso, questo è un gran bel post di servizio pubblico! Le origini del termine purtugal (e anche del “naranja” castigliano”) mi erano conosciute e sono contenta che non lo siano più. La metodica per rendere commestibili le bucce degli agrumi trattati è una mano santa per chi come me abita in cima ai bricchi e non sempre torva nei negozi le cose che vorrebbe. Grazie! 🙂
    … e bon lunes

  15. Mi è piaciuta molto anche il dato linguistico sull’origine del nome ‘portugal’.Un uso illustre di questo nome è nel famoso film ‘L.albero degli zoccoli’di Olmi,quando lo sposo ancora intimorito dall’amore,in viaggio di nozze regala a lei un portugal,una primizia che diviene simbolo di un amore semplice,dolcissimo.A noi i portugai lì portava Santa lucia,in quegli anni ancora poveri quando non c.erano giochi e se ce n’erano non eran di plastica…Questa ricetta mi ha innescato ricordi di infanzia e di bontà…

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