Ciaciaré

Cosa c’è da festeggiare?

Violenza, mobbing, stalking, discriminazione e disparità nel mondo del lavoro

– 46 donne uccise da mariti o fidanzati dall’inizio dell’anno (67 giorni) in nome della passione: il femmicidio è la prima causa di morte in Italia per le donne tra i sedici ed i quarantaquattro anni e che nella maggior parte delle volte è trattato sui mass media come se fosse un elemento fisiologico e inevitabile nei rapporti umani. [127 vittime del 2010 e 139 del 2011…]

– Oltre il 70% delle donne italiane è sottoccupata, disoccupata, inoccupata o non cerca neppure lavoro in quanto troppo demoralizzate.

– Secondo il Rapporto 2012 della Banca Mondiale sui temi dello sviluppo, la produttività del lavoro in diversi Paesi aumenterebbe del 25% se si riuscisse ad eliminare le barriere che creano discriminazioni ai danni delle donne sul mercato del lavoro…

– Il GEI, prodotto annualmente dalla rete internazionale di organizzazioni della società civile Social Watch, misura il divario tra donne e uomini in materia di istruzione, partecipazione economica e potere politico. L’indice è una media delle disuguaglianze nelle tre dimensioni. Ad esempio, un Paese in cui uomini e donne hanno pari accesso all’università riceve un valore di 100:

L’Italia ha un valore di 70 che la pone nella classifica tra i Paesi con basso GEI. Con tre punti sotto la media europea, che è di 73, il nostro Paese si trova anche al di sotto della vicina Grecia (72), Austria (73) e Slovenia (75), siamo sopra la Bielorussia, però: 64.

E’ interessante capire come viene ottenuta la cifra 70: l’unica dimensione in cui l’Italia raggiunge un valore accettabile infatti è l’istruzione (99 punti), mentre per quanto riguarda la partecipazione eonomica e l’emancipazione ed empowerment, è molto sotto la media: 66 e 45 rispettivamente (basso e molto basso).

In un paese dove dati simili sono tollerati, è difficile che riesca a rafforzarsi una cultura del rispetto, e non è solo questione di dove abbiamo la farfalla.

Mi perdonerete, dunque, se non vi offro la mimosa, ma l’araucaria, che protegge dalle avversità?

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14 thoughts on “Cosa c’è da festeggiare?

  1. Completamente d’accordo con te, Norma. Io sono anni che non festeggio, in questa giornata, ma cerco di ricordare a chi mi fa gli auguri le origini di questa festa, e di quanto sia lontana dalle serate in discoteca, gli spoglirelli maschili -in nome di una presunta uguaglianza con gli uomini (ma poi, vorrei dire, ma chi vuole essere uguale a loro??)- e tutte le pubblicità che io trovo solo umilianti. Stavo pensando di scrivere anch’io un post su questo. E di scrivere a caratteri cubitali che: IO NON FESTEGGIO. FACCIO MEMORIA. Baci!

  2. Come non essere d’accordo con te, quello che hai descritto sono tutte situazioni, tranne le più gravi, che ogni donna vive spesso e ripetutamente nella propria vita.
    Violenza anche verbale, mobbing, stalking, discriminazione e disparità nel mondo del lavoro, quante di noi hanno subito e subiscono questo.
    Il punto è che l’8 marzo non è nata come una festa commerciale come lo è diventata ora ma era la commemorazione del grave omicidio di centinaia di donne che rivendicavano i loro diritti.
    Ciao e una bella giornata! Cri : )

  3. Norma, che bello il tuo post! Hai perfettamente ragione, c’è poco da festeggiare! Infatti l’8 marzo non nasce certo come una FESTA… come ho anche scritto oggi sul mio blog!
    In ogni caso è sempre questione di punti di vista… visto che siamo circondate da simili brutture, io invece ho deciso di esorcizzare e dedicarmi/ci un dolce, proprio per non acuire le ulteriormente le avversità cui siamo sottoposte…
    Comunque accetto volentieri l’araucaria… sia mai che aiuti davvero… Un abbraccio! ^___^ Any

  4. Hai ragione, NORMA, ma il punto di partenza è che l’8 Marzo non è quello che vediamo in giro oggi e soprattutto stasera perchè essere Donna è un percorso più completo e complesso e non si limita a ricevere un rametto di mimosa (e tanto meno non si è emancipate andando a vedere lo spogliarello!).
    Lato commerciale a parte…io voglio dedicare una mimosa come simbolo di quell’ allegria e gioia e colore che solo le Donne sanno mettere nelle cose in cui credono e fanno, anche se la loro strada è sempre più inclinata che non quella dell’altro sesso
    Con l’augurio che tutti questi sforzi siano ricambiati almeno dal rispetto.
    Buona ESSERE DONNE a tutte!!
    Lucy
    PS- mio figlio mi ha scritto su di un foglio una frase di M. Thatcher. SE VUOI CCHE QUALCOSA VENGA DETTO CHIEDI AD UN UOMO. SE VUOI CHE QUALCOSA VENGA FATTO CHIEDI AD UNA DONNA.

  5. Guarda siamo in sintonia, oggi ho avuto una discussione perchè nn ho voluto la mimosa al lavoro , per me il rispetto è più gradito !!!
    Ciao Madama

  6. Con tutte quelle spine ci credo, che protegge, pare un riccio, l’araucaria.
    Bellissimo post. E anche io, come Pens, ti faccio gli auguri! (hai visto che tosto lo spot sull’8 marzo di rainews?)

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