Mangé · Tradission

Le raviòle dël plin (ravioli del plin)

Su richiesta di un’amica  ripubblico questa ricetta…L’autunno è alle porte, e le nuove temperature fan venire voglia di pasta ripiena…  perché non ripescare dunque un classico della tradizione piemontese?

Sono arrivata a questa ricetta sperimentando quelle più antiche, e confrontando le raviòle mangiate in diversi ristoranti tipici, dove per tipici non intendo quelli “per turisti”, ma quelli che davvero portano avanti, magari a fatica, un’idea di tradizione come ricchezza culturale e amore per il territorio. E per sperimentazione intendo quella che si fa rispettando comunque i capisaldi, senza giocare a far gli strani, sprecando tempo e ingredienti come spesso si vede, ahimé, in rete.

I ravieul (ravioli) nella tradizione piemontese hanno un ripieno di magro, mentre gli agnolòt sono quelli con ugual forma (di solito quadrata) ma con ripieno di carne.

Le raviòle invece, anche se è un termine meno usato, hanno un ripieno a base di carne, verdure, formaggio e uova.

In giro potrete trovarne alle verdure, ai formaggi, al pesce… specialmente nelle Langhe e nel Monferrato, dove hanno avuto origine, ne sono nate poi numerose varianti. Ma è importante sapere che se non c’è il pizzicotto, non sono dël plin…

e che quelle dël plin, tradizionalmente, son le raviòle, e non i ravioli!

Il nome al femminile deriva dal verbo “raviolè” avvoltolare (ma anche nell’accezione “rigirare” nel senso di utilizzare avanzi per i ripieni).

A questo punto, che cos’è il plin? Come già accennato, è’ il pizzicotto, semplice gesto con cui vengono chiuse le raviòle, rigorosamente fatte a mano, e piccole, tanto più pregiate quanto più piccine sono. Se proprio siete disperati, usate la rotella, come ho fatto io quando ne ho preparate, per Natale, per quindici persone…!!

A chi è abituato alle raviolatrici o decisamente al pastificio, raccomando questa ricetta come ottimo esercizio zen. Alla centesima raviòla avrete raggiunto di sicuro un discreto equilibrio psicofisico, un profondo respiro, e continuate… arriverete alla fine,e quando vi troverete davanti un piatto fumante di raviòle dël plin, capirete che anche tutto questo ha un suo perchè! ^_^

Raviole dël plin (ravioli del plin, preparazione)

600 g di brasato (se lo cuocete al vino diventa una vera prelibatezza)

Un pugno abbondante di spinaci lessati e ben strizzati

Un panino ammorbidito nel latte

Due uova

Una manciata di parmigiano

Sale

Pepe

Una macinata di noce moscata

Pasta, dose base:

150 g di farina, due tuorli, un pizzico di sale, acqua quanto basta per avere una sfoglia relativamente morbida.

preparate il ripieno macinando insieme tutti gli ingredienti. La sfoglia va morbida, e dunque è preferibile preparane un po’ alla volta affinché non asciughi troppo durante lapreparazione  dei plin. Con questa dose di ripieno dovreste riuscire a riempire due dosi “base” di pasta. Il tutto è sufficiente per 5-6 persone.

Il modo per chiudere i ravioli del plin è semplice, è un pizzicotto con cui si premono i lembi della pasta.  Per sveltire la distribuzione del ripieno, prendetene una cucchiaiata e rotolandolo tra le mani formate un salamotto di diametro circa 1 cm da cui staccherete i tocchetti.

Si preparano i quadrati (2 cm di lato max), si mettono al centro dei quadrati le palline di ripieno,

e si chiudono i quadrati ripiegandoli a metà e pizzicando con le dita.

Per quando dovete farne tanti, utilizzate un metodo più svelto. Devo dire che è tutta questione di farci la mano, però se preferite provare anche questo, non è un’eresia, credo che ormai sia il più utilizzato!

Distribuite il composto in palline di circa 1 cm (un bel cappero, per capirci!) sul bordo di una striscia di pasta,

ripiegate la pasta  sul ripieno,

ritagliate la striscia “farcita” e con la mano staccate i vari plin dando appunto un “pizzicotto”.

C’è chi li separa direttamente con la rotella. Facendoli uno ad uno siete più sicuri di farli piccini e tutti uguali, perché ritagliate già i quadrati di misura.

Insomma, l’importante è che siano piccini, e belli pieni di ripieno. Complessivamente hanno molto più ripieno rispetto alla pasta in confronto ai ravioli classici. Il bordo di pasta è solo su tre lati e molto stretto. Giusto quanto basta per richiudere il plin! Per darvi un’idea delle dimensioni… avete presente un tappo di sughero? 🙂

plinfattitappook

Siete soddisfatti del vostro lavoro/meditazione? ^_^

ora non vedrete l’ora di assaggiare queste raviòle che ..posso dirlo? altrove…tzè… non le troverete, e vi dirò di più, che anche nei pastifici, e nei ristoranti, è davvero difficile trovarle fatte a regola d’arte…ormai la gente ha fretta, e la fretta, si sa… Ho capito, avete fretta anche voi. Nessun timore. Acqua salata bollente… e via, tuffateveli dentro. A parte, in un tegamino, burro abbondante, salvia e timo fresco…

Scolateli (3-4 minuti sono sufficienti, ma con la scusa di sentire la cottura iniziate ad assaggiarne uno… e poi un altro… e poi…! ) e conditeli col burro alle erbe. Non servono condimenti particolarmente ricchi, giusto quanto basta per esaltare gli aromi del ripieno!

Guarnite con due rametti di timo fresco e, per chi gradisce, prevedete una bella grattugiata di parmigiano…

Bon Aptit!

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15 thoughts on “Le raviòle dël plin (ravioli del plin)

  1. Secondo quanto leggo, anche lei appartiene a quel 95% di addetti ai lavori che considera l’etimologia di questo manufatto derivante da ” pizzicotto” . Mai sentito un piemontese usare il termine “plin” genericamente in questo senso . Esempio : credevo fosse un sogno, l’aj dàme ‘n plin. Mentre il secondo metodo di confezionamento da Lei proposto contiene in se stesso la corretta interpretazione : RIPIEGARE la striscia di sfoglia sui piccoli boli di ripieno.. La mia mamma quando stirava i fazzoletti da naso … aj dava doi plin. Ma oggi si usano quelli di carta…!

    1. potrebbe essere una spiegazione alternativa interessante, non fosse però (ho riverificato prima di risponderle) che “plin” viene tradotto come buffetto o pizzicotto ( e non piega) sia dal Gribaudo sia dal Brero (entrambi studiosi storici della lingua piemontese) e sia dal Goria sia dal Doglio (entrambi studiosi storici della gastronomia piemontese)… E’ possibile che Lei abbia in mente l’utilizzo del termine plissé, mutuato dal francese, che effettivamente significa pieghettare ^^ La ringrazio comunque per questo commmento, che sicuramente darà il via ad altre mie ricerche sulle terminologie!

  2. Norma, che post!!!! Grazie all’amica che ti ha chiesto di ripubblicarlo. Mi era sfuggita questa chicca….
    Facciamo uno scambio equo? Io ti mando le orecchiette e tu le raviole! 🙂

  3. Ciao ,cercavo la ricetta di questi raviolini e sono capitata nel tuo blog, e mi piace tutta la tua spiegazione,molto chiara,brava!! una domanda si possono cucinare in brodo?
    Giovanna

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