Galuparìe · Tradission

Non solo Piemonte: Napul’è…

Ogni anno in primavera la sirena Partenope usciva dalle acque e allietava gli abitanti del Golfo di Napoli con il suo canto. Tanto era melodiosa la sua voce, e così tanta gioia riusciva a donare a chi la ascoltava, che gli abitanti decisero di farle omaggio delle cose più preziose che possedevano. Scelsero sette fanciulle tra le più belle e ognuna di esse portò in offerta uno degli ingredienti della pastiera: la farina, simbolo della forza della campagna, la ricotta di pecora donata dai pastori; le uova come segno di vita e di rinascita, il grano cotto nel latte come unione tra i due Regni della natura, l’acqua di fiori d’arancio come simbolo dei profui intensi della terra, vaniglia e cannella unione coi tutti i popoli del mondo e lo zucchero, simbolo della dolcezza della sirena. Partenope, commossa da tanta generosità, portò i doni al cospetto degli dèi, i quali li riunirono in un unico dolce. Quel dolce diventato il dolce di Pasqua, e anche di tutte le altre feste, per le famiglie campane…e non solo!

La pastiera napoletana

Quante versioni di questa ricetta! Io ho seguito (riunendone diverse!) quella “ad una crema”, senza, cioè, l’aggiunta di crema pasticcera.

Per la frolla:

500 g di farina

300 g di burro

200 g di zucchero

Due uova intere e due tuorli

Una presa di sale

La scorza grattugiata di un limone

Per il ripieno

400 g di grano cotto

250 ml di latte

25 g di burro

Un pizzico di sale

400 g di ricotta di pecora

300 g di zucchero

4 uova

100 g di canditi

Un cucchiaino di acqua di fior d’arancio

Una bustina di vanillina

Mezzo cucchiaino da caffè di cannella

Preparare la frolla e metterla a riposare in frigorifero. Cuocere il grano nel latte con il burro e un pizzico di sale per 15 minuti circa. Lavorare la ricotta con lo zucchero, aggiungere le uova e man mano tutti gli altri ingredienti. Unire il grano e mescolare bene. Stendere la pasta spessa mezzo cm. in una tortiera unica o in più tortierine (io ho usato queslle da crostatina, con questa dose ne vengono 10-12 a seconda della misura), versare il ripieno, decorare con le strisce di pasta e infornare a 160°C per un’ora e venti minuti.(per quelle piccole può bastare un’ora), o comunque finché risulta ben colorita. Cospargere con zucchero a velo. Consumare preferibilmente il giorno dopo.

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5 thoughts on “Non solo Piemonte: Napul’è…

  1. che bel racconto, norma!
    amo tantissimo la pastiera, e la facevo anch’io, “prima”, a due creme però. adesso più fatta, perché non c’è verso di adattarla all’eliminazione del grano. si potrebbe farla con il riso, o con il grano saraceno, o con la quinoa, ma non credo che verrebbe una cosa simile. magari un giorno proverò

    per intanto mi godo da qui il profumo della tua pastiera squisita!

    almeno il profumo posso!

  2. Non consocevo assolutamente la storia della pastiera! troppo bella ed evocativa!
    grazie, sia per il racconto che per la ricetta!

    baci
    Terry

  3. Un’altra versione leggendaria dell’origine della pastiera napoletana:
    La Pastiera, secondo una antica leggenda, nasce quando una volta sulla spiaggia le mogli dei pescatori lasciarono nella notte delle ceste con ricotta, frutta candita, grano e uova e fiori d’arancio come offerte per il “Mare”, affinché questo lasciasse tornare i loro mariti sani e salvi a terra. Al mattino ritornate in spiaggia per accogliere i loro consorti notarono che durante la notte i flutti avevano mischiato gli ingredienti ed insieme agli uomini di ritorno, nelle loro ceste c’era una torta: la Pastiera.
    Sicuramente questo dolce, con il suo gusto classico poco zuccherino e rinfrescato dai fiori d’arancio, accompagnava le antiche feste pagane per celebrare il ritorno della Primavera: la ricotta addolcita è la trasfigurazione delle offerte votive di latte e miele tipiche anche delle prime cerimonie cristiane. a cui si aggiungono il grano, augurio di ricchezza e fecondità e le uova, simbolo di vita nascente.
    L’acqua di fiori d’arancio è l’annuncio della Primavera. La versione odierna, fu messa a punto in un antico monastero napoletano rimasto ignoto. Comunque sia andata, ancor oggi sulla tavola pasquale dei napoletani questo dolce non può mancare. Un’altra storia molto nota racconta di Maria Teresa D’Austria, moglie del re Ferdinando II° di Borbone, che, cedendo alle insistenze del marito famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera sorridendo per la prima volta in pubblico. Ferdinando, il più napoletano dei Borbone non si dece scappare la battuta: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.
    Io preparo la ricetta della nonna con le due creme!
    Grazie per il tuo omaggio alla mia città di origine!

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