Galuparìe

Caporali, savoiardi, sa-voia-rdi sardi, pistoccu

pistoccheddus, pistokkeddos, soletas, lady finger sponge biscuit….

Li troviamo ovunque. Dove saranno nati? ^_^ ovunque ci fossero gli ingredienti… semplici!, perché a parte gli ingredienti di base, questi biscotti onnipresenti non necessitano di nulla…ogni aroma, ogni aggiunta è già un di più, e questa loro semplicità fa sì che siano a loro volta base preziosa per dolci favolosi, come il tiramisu… ecco, dove è nato il tiramisu?

Una volta incrociai una tizia che sosteneva, per altro con toni discutibili e indiscutibile saccenza, che il tiramisu nasce a Venezia. Oh bella… nessuna motivazione storica a sostegno, nulla… solo la fama del pasticcere locale che lo avrebbe inventato… motivazione che a me, sinceramente, dice proprio pochino…

Se è vero che il tiramisu nasce con i savoiardi e non con altri biscotti o pan di Spagna, allora ricerchiamo le origini dei savoiardi… perché è più plausibile che dove ci sono a disposizione  gli ingredienti base, si sia arrivati prima al piatto finale… o no? Beh…savoiardi, il nome parla da sé… resta da fare qualche distinguo: savoiardi, pistoccheddus, pistoccu de caffei… (nota bene, in Sardegna l’abbinamento col caffè è già previsto fin dal nome!!) caporali…

Piemonte, Sardegna, Liguria… Regno di Sardegna….Savoia…Cavour… ecco, ritorna la storia di Cavour, che amante della cucina e delle belle donne, trovò nel tiramisu il giusto…sostegno per occuparsi delle sue passioni con sufficiente energia… Altresì a Siena pare che lo stesso afrodisiaco ed energetico effetto questo dolce lo facesse su  Cosimo III de’ Medici…. da Siena arrivò fino a Venezia, dove sicuramente eccelsi pasticceri ne eleborarono versioni degne di passare alla storia ma… ma… chissà… se i lady finger  o le soletas sono nati ancora prima, allora dovremmo contenderci la paternità del tiramisu ( e dei savoiardi) anche con Inghilterra e Spagna? ^_^

Quanto è difficile stabilire le origini, in cucina…! Nel dubbio, atteniamoci alla storia e alla geografia, perché sulla fama dei pasticceri, beh… quella è un’altra storia ancora…

Ah… un’altra cosa… con più farina sono savoiardi, con meno farina son pistoccheddus? o caporali? o viceversa? anche qui… ognuno ha la sua versione…

Vi propongo quella che io ho conservato come ricetta dei caporali di Chiavari, da quando, circa 35 anni fa, frequentavo tutta l’estate la pasticceria Bacigalupo di Chiavari… facendo scorpacciate, oltre che dei caporali, anche di biscotti del lagaccio, e di krapfen caldi con la crema..  da sballo… son ritornata negli ultimi anni in cerca di quella pasticceria, ma non c’è più… un vero peccato.

Biscotti caporali (o savoiardi, o…)

4 uova

80 g di farina

80 g di zucchero

scorza di mezzo limone grattugiata

zucchero a velo

montare i tuorli con lo zucchero e la scorza di limone.

montare a neve fermissima gli albumi, incorporarvi i tuorli e successivamente la farina setacciata, a pioggia. Disporre dei bastoncini lunghi circa 6-7 cm sulla placca del forno, spolverarli con abbondante zucchero a velo, lasciarli riposare dieci minuti, spolverarli ancora con un po’ di zucchero a velo, vaporizzarli con un po’ di acqua fredda e infornarli a 160 °C per venti minuti circa. Tendono un po’ ad allargarsi, e dunque ho creato uno stampo con la carta forno.

In ogni caso i caporali di Chiavari non erano regolarissimi come forma. Erano morbidissimi, e più corti rispetto ai savoiardi industriali e soprattutto rispetto ai pistoccheddus.

Si sciolgono in bocca.. ^_^

La masca vi consiglia anche:

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brut e bun

zabajone

quagliette alla Cavour

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22 thoughts on “Caporali, savoiardi, sa-voia-rdi sardi, pistoccu

  1. Confermo che ci sara’ un furto……
    Questo post e’ interessantissimo e, per me,un po’ struggente.
    Le pasticcerie strepitose che se ne vanno……
    Quando andai a Catania e non trovai piu’ Caviezel,avrei voluto piangere.Come e’ possibile perdere cose simili….
    P.S. Probabilmente li conosci gia’,dalle mie parti ci sono dei pistoccheddus diversi,sono belli duretti , hanno una cappa bianchissima e sono ricoperti di “traggera” (diavolilli).
    Un bacione,
    Edith

    1. Caviezel di Catania me lo ricordo anch’io dopo 30 anni! anche loro han chiuso? sigh… è vero che non so quando ci ritorno, ma visto che mia figlia andrà lì per lavoro, prima o poi, le avrei commissionato un po’ di cose volentieri….

  2. Cheddonna… che cultura, passione e inclinazione verso l’origami, anche! Quegli stampi hand-made per non fare debordare l’impasto sono notevoli.
    Procedimento leggermente elaborato che li rende ancora più belli e buoni.
    Un bel tocco in questo post, Madame 😉

    1. ah no, l’origami no…. mi fermo alle barchette di carta… e agli stampi da savoiardi, ecco. Già gli aerei per me sono un problema. Sì, anche quelli di carta… ^^

    1. ci sono già fatti senza glutine? non sapevo… ma devo provare qualche volta questi prodotti, per rendermi meglio conto delle differenze e dei sapori… magari mi viene qualche idea!

  3. Che buoni i savoiardi home made,tutta un’altra cosa rispetto a quelli comprati,e il tiramisù viene un squisitezza!
    Geniale l’idea dello stampo con carta forno,questa te la copio 🙂 Ciao !

  4. in effetti sottoscrivo gli altri commenti: questi savoiardi invitano alla golosità e l’idea dello stampo è da premiare a Stoccolma (offrendo un bel tiramisù al rinfresco uffficiale,naturalmente , per educare un po’ anche il nord Europa con i sapori italiani..) 😉

  5. Ben detto mia cara… non facile stabilire le origini certe in cucina… soprattutto un piatto famoso… di cui tutti cercan la paternità!
    cmq leggerti è sempre un piacere… manco sapevo di queste “versioni” dei savoiardi… detti caporali etc etc etc… ma quante ne sai!
    non è che ci riproponi pure le altre ricette di quel corso di pasticceria??? 😉
    bacioni!

  6. Ahhh mi domandavi dove trovo quelle erbe/verdure… è l’azienda agricola Perbacco (che ho linkato nel post)… fanno sia consegna a domicilio in zona della cassettina che banco al mercato coldiretti che vendita in un negozio aperto da poco!
    Hanno la passione nel ricercar semi di piante diciamo “esotiche” o do cultivar particolari, rari o quasi scomparse… ogni stagione trovo cose che o faccio fatica a trovare, come le pastinache scorso inverno… o cose che non conoscevo… come queste verdure che ho proposto!!!
    Tra un pò posterò pure lo spinacio indiano…pensa te!!! BON!!! 🙂

  7. fantastica l’idea di creare “gli stampini” con la carta forno! sì scusa lo so che è un post datatissimo, ma sto girando quà e là, sù e giù il tuo blog e volevo dirtelo.. beh lo saprai già da sola che è una genialata… te la copio.
    Mi sono letta il post sulla sparabiscotti.. sono mesi, anni che la voglio provare e mi sembra sempre di comprare una rumenta.. ma credo che cambierò idea!

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