Ciaciaré · Mangé · Tradission · Vegetariano

Barbaboch!

Sapete cosa sono i barbaboch?

una delizia di questa stagione…stagione brevissima, a dire il vero..tra qualche settimana già non si troveranno più, nei nostri prati 😦  Mio nonno iniziava a raccoglierli, in attesa che arrivassero i luvertin

Si tratta della Tragopogon pratense, delle Compositae, la potete sentir chiamar anche barba di becco o barbabuc, ha proprietà diuretiche e depurative e si consuma lessa, in minestre o frittate… attenzione! non confondetela con la barba di frate o agretti, cioè la Salsola soda, appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae

questo il barbaboch, con tanto di micia golosa all’attacco!^^

questi gli agretti, foto presa da Italianfoodnet.com

Appena raccolti, i barbaboch sono freschi e croccanti, e siccome il nostro fornitore di funghi Natale ce ne ha fornito un sacchettone gigante, abbiamo iniziato a cucinarli così, semplici semplici:

Barbaboch in insalata

una manciata di barbaboch

sale grigio bretone

olio di oliva EV

succo di limone

Pulire i barbaboch eliminando residui di terra e tagliando via eventuali radichette. Lavarli sotto l’acqua corrente e lessarli per venti minuti circa.

Condirli con sale, olio e succo di limone. Consumarli ancora tiepidi.

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13 thoughts on “Barbaboch!

  1. Ecco ci stavo cascando! Ho pensato alla Barba di frate ed invece no! Grazie per avermeli fatti conoscere… mi piacerebbe proprio poterli trovare e provare!

    Sulla coerenza lasciam perdere… e la filosofia l’ho rimossa tutta 😉

    Buon w.e.

  2. Peccato queste verdure non le ho mai viste da noi, mi piacerebbe provare! Per quel che riguarda il primo argomento del tuo post beh almeno non si può dire che non sono coerente infatti ho bellamente ignorato entrambi gli avvenimenti. E non è che ho messo la testa sotto la sabbia semplicemente ho le mie idee e mi spiacerebbe perdere amicizie per un ‘viva l’Italia’ o ‘abbasso il maiale’ di troppo 🙂 Ciao Kris

    1. vedi kris, io penso che i miei amici, anche quelli che non condividono le mie stesse idee, restino tali anche dopo un mio viva l’Italia o abbasso il maiale… e vale il viceversa… si chiama “rispetto” 🙂 e questo è il motivo per cui non ho paura di perderne… le altre…non sono amicizie, tutto qui! non mi interessa avere dei contatti giusto per averne, son molto fuori dal coro, lo so 🙂

  3. Ho imparato che alcuni contatti è un bene perderli… e non sono sicuramente le idee politiche differenti che fanno perdere gli amici…
    ma… com’è che non conosco questa verdura? perchè visto le proprietà che ha io dovrei consumarne a kg… 🙂
    un bacione
    ciao
    Ale

    1. devi andar per prati e possibilmente un po’ in collina, magari con qualcuno abituato a vederli…io da sola avrei qualche difficoltà, in effetti! Son poco conosciuti perché non si trovano in vendita, e ormai di gente che ha voglia di piegarsi per raccogliere ce n’è sempre meno! 😀 magari puoi provare a vedere in qualche mercatino dei contadini… a volte li vendono a mazzetti, un po’ come i luvertin….

  4. lo sai che ti seguo tramite mail, vero? Questo post ..me lo sono gustata dalla prima all’ultima parola e alla fine stavo per andare a cercare il “segui questo blog”…fortuna che mi sono ricordata che ti seguo già… e ne sono felice! 😀
    un bacione

  5. io riesco a trovarli in un’azienda agricola di Pecetto; ho fatto la loro conoscenza molto recentemente e mi sono piaciuti moltissimo. In italiano dovrebbero chiamarsi scorzobianca, ma comunque sull’argomento in termini di ricette e post c’è poco o nulla!!

    1. sì, scorzobianca è uno dei nomi utilizzati, anche se pochissimo usato e molti poi lo confondono con la radice (scorzonera), quindi ho preferito evitarlo, mettdo direttamente il nome scientifico…
      ma sei dalle mie parti? ^^ ero passata rapidamente da te ai tempi del maiale poi non ce l’ho più fatta… vengo a trovarti!

  6. da noi a modena si chiamavano Babagi, ed attualmente qualcuno che conosca il tragopogon è raro come il tragopogon stesso. il motivo è che qui da noi la pianura non ha più prati stabili, quindi niente biodiversità e addio al tragopogon. Qualcuno si vede ancora lungo i fossi, ma se non lo conosci ovvio non lo raccogli, e per fortuna, dato che sono pochissimi. P:S. da noi era possibile la raccolta solo fino al 17 marzo (san Giuseppe) dopo era proibito entrare nei campi perché la salita delle erbe era cominciata. Chiaro che da voi qualcuno ha fatto la volpata di coltivazione orticola, inventando una nicchia di produzione, su una evidente base tradizionale.

    1. Ciao Daniele, vero, si trova poco e soprattutto per un periodo molto breve, a inizio primavera. Però sulla coltivazione ti sbagli, nessuna volpata, nessuna produzione. Si trova unicamente in zone non coltivate, allo stato selvatico, e si raccoglie come giustamente dici solo se lo si riconosce (ma io ci son cresciuta, con il nonno che andava a raccoglierlo! ) con molta molta pazienza e pure un po’ mal di schiena ^^

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